Tik Tok… è permesso?  ‘Percorso informale’ entro la soglia della sicurezza.

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Dal gioco per diletto al rischio di Hikikomori il passo potrebbe essere breve se mancano le giuste indicazioni sull’uso dei social network, senza un’opportuna informazione sui rischi ad essi connessi, nonché un adeguato supporto da parte dei docenti e dei genitori nei confronti dei bambini e dei ragazzi sempre più rapiti dalla rete internet.

 

 Tik Tok, chiamato Douyin in Cina, è un social network cinese che spopola tra i giovani, oggi più di qualunque altro social tra Facebook, Instagram, Tweet, Linkedln, Pinterest, Tumblr, Google Plus, Reddit, Flickr. Inizialmente Tik Tok era conosciuto tra i suoi adepti col nome di musica.ly e consentiva di creare dei brevi clip musicali di massimo 60 secondi, da realizzare con l’aggiunta di filtri ed effetti particolari. 

Alla realizzazione di clip, si è accompagnata poi la possibilità di creare dei “momenti live” ed un’ integrazione di funzioni di messaggistica tra gli utenti. Le applicazioni molte volte, soprattutto in Tik Tok, consentono di configurare i propri account in “privato”, rendendoli disponibili ai soli gestori del social network e visualizzabile solo dagli utenti autorizzati dal titolare dell’account. La scelta di aprire o meno l’interazione agli estranei (multiplayer), oltre che agli amici e ai conoscenti, apre a dei rischi imprevisti. L’estraneo potrebbe essere un soggetto con intenzioni tutt’altro che buone ed andare a creare squilibri nella interazione ‘social’. E’ il caso, ad esempio, del tredicenne napoletano che, soggiogato da una challenge, ha iniziato a dipendere dal un losco individuo che ha assunto sembianze ‘favolistiche’ fino ad eseguire un’ azione  imperativa che lo ha portato al suicidio. Non meno sconvolgente  il caso di Palermo, raccontato dalla cronaca di questi giorni, quello  della bambina di  dieci anni che pare si sia impiccata con una cinghia nel bagno della propria casa per aver aderito ad una sfida di  resistenza (Hanging challenge). La pericolosità dell’app è stata anche denunciata da un gruppo di hacktivisti che, oltre ad evidenziarne i rischi,  hanno definito Tik Tok come un Malware controllato dal governo Cinese per eseguire azioni di spionaggio.  In Europa, invece, è stata chiesta una task force contro i rischi del social cinese, affinché siano arginati rischi e dissipati dubbi sulla App., oltre al controllo delle identità iscritte al social. 

Il rischio, dunque, è dietro l’angolo, purtroppo!
Dal ciberbullismo al grooming (fenomeno assimilabile alla pedofilia on line) al phishing (furto delle credenziali) alla violazione della privacy, al furto dell’identità e dell’account senza trascurare la solitudine (Hikikomori) a cui spinge il gioco incontrollato e smisurato. 

Tutti questi aspetti non sono da trascurare, ma da prevenire e contrastare con il più diffuso impegno pedagogico, scolastico, sociale e genitoriale; nella piena e consapevole sinergia di guidare ogni bambino ed adolescente alla crescita del sé, nel pieno rispetto dell’altro da sé.  Sul piano pedagogico e in piena rispondenza degli impegni della Scuola -  come Istituzione preposta alla educazione, istruzione e formazione del cittadino,   in un quadro di formazione continua e permanente (Life Long Learning) – non ci si può esimere dal concreto impegno di formare identità coscienti e competenti, nel pieno raggiungimento e consolidamento delle competenze chiave europee e delle competenze digitali e di cittadinanza attiva. Nel “Memorandum sull’istruzione e la formazione permanente” varato dalla Commissione delle Comunità europee a seguito del Consiglio Europeo di Lisbona del 2000 in cui si parla di educazione, istruzione e formazione permanente si è parlato dell’importanza dell’’ambiente informale’ come “riserva considerevole di sapere” …da costituire “un’importante fonte di innovazione nei metodi di insegnamento e di apprendimento”. L’ambiente è quella dimensione “orizzontale”  della formazione continua che può avvenire in tutti gli ambiti ed in qualsiasi fase della vita,  determinando quella che viene definita la “complementarietà dell’apprendimento formale, non formale e informale”. 

Dunque, si  può ritenere l’uso dei social network e dei giochi on line una attività informale quale canovaccio per la costruzione di identità moderne e tecnologicamente avvezze alla costruzione di buone  e più complete ed articolate competenze digitali? Dove termina il diletto legato alla attività ludica ed inizia lo spazio legato all’apprendimento? E dove termina l’apprendimento per veder invaso lo spazio ludico dalla dipendenza,  fino a divenire isolamento e confinamento e, dunque, Hikikomori?

Sappiamo come il gioco favorisca lo sviluppo cognitivo, socio-emotivo, regoli la sfera emotiva  e riduca lo stress quando è un gioco indirizzato e guidato da un adulto ( “guided play”), ovvero quando l’adulto mette in atto giochi che rientrino in un processo didattico definito da obiettivi, verificato in itinere e orientato allo scopo. Il gioco al fine didattico, è dimostrato, crea motivazione, alza i livelli di attenzione riuscendo a captare emozioni valide a sostenere l’apprendimento. 

L’attività ludica libera, di contro -  ha dimostrato uno studio approfondito del 2011  (Lillemyr) - favorisce la partecipazione attiva e un senso di competenza sociale, facilita la creatività, aumenta le abilità di manipolazione, aumenta il vocabolario, la cooperazione ed i comportamenti socialmente adeguati. E’, invero, un’attività che non sottrae tempo all’insegnamento accademico, ma è in grado di ampliare e supportare l’apprendimento classico con stimoli visivi, uditivi e creativi di grande importanza. Si tratta, pertanto,  di non escludere dall’ istruzione formale quelle informali e non formali, intrecciando situazioni domestiche con quelle di comunità. 

Tik Tok, quale social oggi più in voga, può rientrare nel percorso delle attività informali ed essere considerata una inizializzazione alla conoscenza ed alla competenza?

E’ ‘permesso’ (parafrasando il dire comune quando si entra in un ambiente e giocando sul suono  onomatopeico) considerare i social network, i giochi su App e piattaforme varie come  mezzi ludici per intrattenersi nel tempo libero e al tempo stesso come presupposto d’ apprendimento a ‘nuovi aspetti del sapere’? Se si considera che l’uso di un social network  (Es. Tik Tok) implica il mettere in atto varie competenze che spaziano dalle competenze digitali, a quelle musicali e di ballo, a quelle relazionali (seppur a distanza), fino ad includere le capacità creative e artistiche di ciascun partecipante, allora possiamo conferire all’uso dei social un valore costruttivo affine allo sviluppo di abilità, conoscenze e competenze. Eppure,  è al tempo stesso la libertà di uso non guidato e controllato del social a renderlo di per sé nocivo e poco costruttivo, con i numerosi rischi ad esso connesso. I social offrono, inoltre, un ampio e nuovo spazio per esprimere le proprie emozioni e la propria emotività e quindi potenzialmente in grado di condurre ad una più piena e consapevole conoscenza di sé. Al tempo stesso, però, lo ‘spazio social’ si configura come un ‘non luogo’ che non obbliga ad una identità vera, in grado anche di disorientare e sconvolgere se non vi sono consensi e condivisioni autentiche. Compito della scuola, della famiglia e delle istituzioni è pertanto quello di comprendere ed accettare con ampie vedute la preponderante presenza dei social, senza demonizzare, confinando per errore  l’attività ludica nell’ improduttivo e nel  dispersivo. Valorizzare, invero, ciò che di positivo hanno da offrire i percorsi informali e, prevenendo possibili distorsioni e abusi, consentire il passaggio dal senso critico alla consapevolezza e da questa alla responsabilità fino ad una completa autonomia che si tradurrà, conseguentemente, in un uso oculato e pertinente. 

A Scuola come a casa occorre creare però  una relazione in grado di sostenere l’autonomia del bambino e del ragazzo; occorre condividere l’esperienza e rinnovare le relazioni amicali e familiari intessendole anche con l’esperienza social, condividendo cioè le ‘regole del gioco’ in cui l’adulto (Docente e/o Genitore)   sia in grado di accompagnare i giovani verso una valida cultura civica. 

Pur consapevoli delle possibili difficoltà date dai social, dunque, gli impegni socio- pedagogico e metodologico- didattico possono sicuramente far convergere le energie nella costruzione di menti critiche che, con i giochi on line ed i social network, possano aprirsi ad un ‘nuovo sapere’ ed acquisire  maggiore consapevolezza e capacità di  riflessione, oltre che una buona capacità di discernimento delle difficoltà. 

Angela Cascella, Dirigente scolastico in attesa di nomina e docente da 22 anni, con lauree in lettere moderne ed in Scienze della comunicazione. Giornalista pubblicista dal 2013, ha collaborato con diverse testate giornalistiche occupandosi anche di recensioni di romanzi. Curatrice letteraria del saggio ‘Il lato oscuro dell’amore’ (Franco Angeli) ed.  , storie di stalking e femminicidio , segue con interesse il delicato problema della violenza di genere. Scrittrice e poetessa per passione ha pubblicato diversi contributi con la Casa editrice Pagine e con la Giulio Perrone Editore. La sua massima, tratta da Shopenahuer, è : ‘La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine e' vivere, sfogliarli a caso e' sognare’ .

 

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